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Rafminimi
2016-02-18 10:46:18 UTC
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R. De Mattei. Lo "storico" incontro tra Francesco e Kirill
Tra i tanti successi attribuiti dai mass-media a papa Francesco, c'è quello
dello "storico incontro", avvenuto il 12 febbraio a L'Avana, con il
patriarca di Mosca Kirill. Un avvenimento, si è scritto, che ha visto cadere
il muro che da mille anni divideva la Chiesa di Roma da quella di Oriente.
L'importanza dell'incontro, secondo le parole dello stesso Francesco, non
sta nel documento, di carattere meramente "pastorale", ma nel fatto di una
convergenza verso una meta comune, non politica o morale, ma religiosa. Al
Magistero tradizionale della Chiesa, espresso da documenti, papa Francesco
sembra dunque voler sostituire un neo-magistero, veicolato da eventi
simbolici. Il messaggio che il Papa intende dare è quello di una svolta
nella storia della Chiesa. Ma è proprio dalla storia della Chiesa che
occorre partire per comprendere il significato dell'avvenimento. Le
inesattezze storiche sono infatti molte e vanno corrette perché è proprio
sui falsi storici che spesso si costruiscono le deviazioni dottrinali.


Innanzitutto non è vero che mille anni di storia dividono la Chiesa di Roma
dal Patriarcato di Mosca, visto che questo è nato solo nel 1589. Nei cinque
secoli precedenti, e prima ancora, l'interlocutore orientale di Roma era il
Patriarcato di Costantinopoli. Nel corso del Concilio Vaticano II, il 6
gennaio 1964, Paolo VI incontrò a Gerusalemme il patriarca Atenagora per
avviare un "dialogo ecumenico" tra il mondo cattolico e il mondo ortodosso.
Questo dialogo non è riuscito ad andare avanti a causa della millenaria
opposizione degli ortodossi al Primato di Roma. Lo stesso Paolo VI lo ammise
in un discorso al Segretariato dell'Unità per i cristiani del 28 aprile
1967, affermando: «Il Papa, noi lo sappiamo bene, è senza dubbio l'ostacolo
più grande sul cammino dell'ecumenismo» (Paolo VI, Insegnamenti, VI, pp.
192-193).


Il patriarcato di Costantinopoli costituiva una delle cinque sedi principali
della cristianità stabilite dal Concilio di Calcedonia del 451. I patriarchi
bizantini sostenevano però che dopo la caduta dell'Impero romano,
Costantinopoli, sede del rinato Impero romano d'Oriente, sarebbe dovuta
divenire la "capitale" religiosa del mondo. Il canone 28 del Concilio di
Calcedonia, abrogato da san Leone Magno, contiene in germe tutto lo scisma
bizantino, perché attribuisce alla supremazia del Romano Pontefice un
fondamento politico e non divino. Per questo nel 515, papa Ormisda (514-523)
fece sottoscrivere ai vescovi orientali una Formula di Unione, con cui essi
riconoscevano la loro sottomissione alla Cattedra di Pietro (Denz-H, n.
363).


Tra il V e il X secolo, mentre in Occidente si affermava la distinzione tra
l'autorità spirituale e il potere temporale, in Oriente nasceva intanto il
cosiddetto "cesaropapismo", in cui la Chiesa viene di fatto subordinata
all'Imperatore
che se ne ritiene il capo, in quanto delegato di Dio, sia nel campo
ecclesiastico che in quello secolare. I patriarchi di Costantinopoli erano
di fatto ridotti a funzionari dell'Impero bizantino e continuavano ad
alimentare un'avversione radicale per la Chiesa di Roma.


Dopo una prima rottura, provocata dal patriarca Fozio nel IX secolo, lo
scisma ufficiale avvenne il 16 luglio 1054, quando il patriarca Michele
Cerulario dichiarò Roma caduta nell'eresia per motivo del "Filioque" ed
altri pretesti. I legati romani deposero allora contro di lui la sentenza di
scomunica sull'altare della chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli. I
principi di Kiev e di Mosca, convertiti al Cristianesimo nel 988 da san
Vladimiro, seguirono nello scisma i patriarchi di Costantinopoli, di cui
riconoscevano la giurisdizione religiosa. Le discordie sembravano
insormontabili ma un fatto straordinario avvenne il 6 luglio 1439 nella
cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore, quando il Papa Eugenio IV,
annunciò solennemente, con la bolla Laetentur Coeli ("che i cieli si
rallegrino"), l'avvenuta ricomposizione dello scisma fra le Chiese di
Oriente e di Occidente.


Nel corso del Concilio di Firenze (1439), al quale avevano partecipato
l'imperatore
d'Oriente Giovanni VIII Paleologo e il patriarca di Costantinopoli Giuseppe
II, si era trovato l'accordo su tutti i problemi, dal Filioque al Primato
Romano. La Bolla pontificia si concludeva con questa solenne definizione
dogmatica, sottoscritta dai Padri greci: «Definiamo che la santa Sede
apostolica e il Romano pontefice hanno il primato su tutto l'universo; che
lo stesso Romano pontefice è il successore del beato Pietro principe degli
apostoli, è autentico vicario di Cristo, capo di tutta la Chiesa, padre e
dottore di tutti i cristiani; che Nostro Signore Gesù Cristo ha trasmesso a
lui, nella persona del beato Pietro, il pieno potere di pascere, reggere e
governare la Chiesa universale, come è attestato anche negli atti dei
concili ecumenici e nei sacri canoni» (Conciliorum Oecumenicorum Decreta,
Centro Editoriale Dehoniano, Bologna 2013, pp. 523-528).


Fu questo l'unico vero storico abbraccio tra le due chiese nel corso
dell'ultimo
millennio. Tra i più attivi partecipanti al Concilio di Firenze, c'era il
metropolita di Kiev e di tutta la Russia, Isidoro. Appena tornato a Mosca
egli diede pubblico annuncio della avvenuta riconciliazione sotto l'autorità
del Romano pontefice, ma il principe di Mosca, Vasilij il Cieco, lo dichiarò
eretico e lo sostituì con un vescovo a lui sottomesso. Questo gesto segnò
l'inizio
dell'autocefalia della chiesa moscovita, indipendente non solo da Roma ma
anche da Costantinopoli. Poco dopo, nel 1453, l'Impero bizantino fu
conquistato dai Turchi e travolse nel suo crollo il patriarcato di
Costantinopoli. Nacque allora l'idea che Mosca dovesse raccogliere l'eredità
di Bisanzio e divenire il nuovo centro della Chiesa cristiana ortodossa.
Dopo il matrimonio con Zoe Paleologo, nipote dell'ultimo Imperatore
d'Oriente,
il Principe di Mosca Ivan III si diede il titolo di Zar e introdusse il
simbolo dell'aquila bicefala. Nel 1589 fu costituito il Patriarcato di Mosca
e di tutta la Russia. I Russi diventavano i nuovi difensori
dell'"ortodossia",
annunciando l'avvento di una "Terza Roma", dopo quella cattolica e quella
bizantina.


Di fronte a questi eventi, i vescovi di quella zona che allora si chiamava
Rutenia e che oggi corrisponde all'Ucraina, e a una parte della Bielorussia,
si riunirono, nell'ottobre 1596, nel Sinodo di Brest e proclamarono l'unione
con la sede romana. Essi sono conosciuti come, Uniati, a motivo della loro
unione con Roma, o Greco-cattolici, perché, pur sottomettendosi al Primato
romano, conservavano la liturgia bizantina.


Gli zar russi intrapresero una persecuzione sistematica della Chiesa uniate
che, tra i tanti martiri, annoverò il monaco Giovanni (Giosafat) Kuncevitz
(1580-1623), arcivescovo di Polotzk, e il gesuita Andrea Bobola (1592-1657),
apostolo della Lituania. Entrambi furono torturati e uccisi in odio alla
fede cattolica e oggi sono venerati come santi. La persecuzione si fece
ancora più aspra sotto l'impero sovietico. Il cardinale Josyp Slipyj
(1892-1984), deportato per 18 anni nei lager comunisti, fu l'ultimo
intrepido difensore della Chiesa cattolica ucraina.


Oggi gli Uniati costituiscono il più numeroso gruppo di cattolici di rito
orientale e costituiscono una testimonianza vivente dell'universalità della
Chiesa cattolica. È ingeneroso affermare, come fa il documento di Francesco
e Kirill, che il «metodo dell'uniatismo», inteso «come unione di una
comunità all'altra, staccandola dalla sua Chiesa», «non è un modo che
permette di ristabilire l'unità» e che «non si può quindi accettare l'uso di
mezzi sleali per incitare i credenti a passare da una Chiesa ad un'altra,
negando la loro libertà religiosa o le loro tradizioni».


Il prezzo che papa Francesco ha dovuto pagare per queste parole richieste da
Kirill è molto alto: l'accusa di "tradimento" che ora gli viene rivolta dai
cattolici uniati, da sempre fedelissimi a Roma. Ma l'incontro di Francesco
con il patriarca di Mosca va ben oltre quello di Paolo VI con Atenagora.
L'abbraccio
a Kirill tende soprattutto ad accogliere il principio ortodosso della
sinodalità, necessario per "democratizzare" la Chiesa romana. Per quanto
riguarda non la struttura della Chiesa, ma la sostanza della sua fede,
l'evento
simbolico più importante dell'anno sarà forse la commemorazione da parte di
Francesco dei 500 anni della Rivoluzione protestante, prevista per il
prossimo ottobre a Lund, in Svezia. (Roberto de Mattei)
Pier
2016-02-24 20:37:19 UTC
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R. De Mattei. Lo "storico" incontro tra Francesco e Kirill
Tra i tanti successi attribuiti dai mass-media a papa Francesco, c'è quello
dello "storico incontro", avvenuto il 12 febbraio a L'Avana, con il
patriarca di Mosca Kirill.
simbolico più importante dell'anno sarà forse la commemorazione da parte di
Francesco dei 500 anni della Rivoluzione protestante,
o ci si rinnova o si muore

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