Discussione:
Curiosità sul diaconato in ambito cattolico
(troppo vecchio per rispondere)
Enrico VIII
2016-05-13 07:30:01 UTC
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Raw Message
Salve,

la notizia della (possibile) apertura del diaconato alle donne sta
facendo discutere, su queto mi è sorto un dubbio.

I diaconi possono, se ricordo bene, battezzare, unire in matrimonio e
celebrare la messa, cosa che avviene già in piccoli paesi di montagna o
in situazioni simili.

Ma con l'eucarestia come fanno ? Esiste una messa senza eucarestia o
l'ostia ed il vino viene consacrato da un sacerdote prima e poi
utilizzato dal diacono ?

<mode ironico=on> Certo che questo papa sta diventando sempre più
protestante <mode ironico=off>
--
Enrico "Tandorra" McMurphy
Marco O. dal quark bunga bunga
2016-05-13 14:39:41 UTC
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Raw Message
Post by Enrico VIII
Salve,
la notizia della (possibile) apertura del diaconato alle donne sta
facendo discutere, su queto mi è sorto un dubbio.
I diaconi possono, se ricordo bene, battezzare, unire in matrimonio e
celebrare la messa, cosa che avviene già in piccoli paesi di montagna o
in situazioni simili.
Ma con l'eucarestia come fanno ? Esiste una messa senza eucarestia o
l'ostia ed il vino viene consacrato da un sacerdote prima e poi
utilizzato dal diacono ?
Non celebrano la "Messa", ma quella che in francese viene chiamata ADAP (Assemblée dominicale en l'absence de prêtre).


Sostanzialmente la prima parte, la "Liturgia della Parola" è identica alla Messa, poi si saltano "Offertorio" e "Canone" e si passa direttamente al Padre Nostro, poi si distribuiscono le ostie già consacrate.

M.
ADPUF
2016-05-30 09:20:14 UTC
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Post by Enrico VIII
I diaconi possono, se ricordo bene, battezzare,
Tutti possono battezzare.
--
AIOE ³¿³
Rafminimi
2016-06-02 21:30:46 UTC
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Raw Message
http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1547_SISINONO_Francesco_diaconesse.html


da SI SI NO NO, anno XLII, n. 9, del 15 maggio 2016

via Madonna degli Angeli, 78, 00043 Velletri
tel. 06. 963.55.68; fax 06.963.69.14
***@tiscali.it


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Le diaconesse nella Chiesa primitiva

"Le diaconesse erano vedove cristiane, alle quali, nella Chiesa primitiva,
venivano affidati dei compiti caritativi" (1).

Per assicurare una maggior grazia, il Vescovo impartiva loro una benedizione
speciale accompagnata dall'imposizione delle mani (cfr. S. Ippolito,
Traditio apostolica; Constitutiones Apostolorum, 8, 19), ma questa cerimonia
era un sacramentale e non un sacramento (Concilio di Nicea I, canone 19)
(2).

San Paolo nomina una diaconessa. Febe di Cencre (Rom., XVI, 1), e nella
prima Epistola a Timoteo (II, 1-6) enumera le qualità necessarie ad una
diaconessa: vedova una sola volta, onorabile e di sessanta anni. In breve,
una sorta di "Perpetua" senza Ordine sacramentale.

S. Ignazio di Antiochia (?110 circa) ammette alla carica di diaconessa anche
le vergini (Smyrn., 13). Più tardi con Sant'Epifanio (?403) furono ammesse
anche le donne sposate, che però vivevano in continenza (Expos. Fidei, 21).

Il Concilio di Calcedonia (451) e il Trullano (692) per le diaconesse
abbassarono la soglia dell'età canonica a quaranta anni, ma restarono sempre
escluse le donne due volte vedove.

La Chiesa ha sempre ritenuto che la benedizione delle diaconesse non
conferiva loro l'Ordine sacramento e non le rendeva parte del clero
(Concilio di Laodicea, cap. II) (3).

Gli uffici e i servizi delle diaconesse erano per lo più extra-liturgici.
Esse prestavano aiuto nella catechesi pre-battesimale delle donne e le
accompagnavano nel loro battesimo, che in Oriente avveniva per immersione e
senza vestiti (4); vigilavano all'ingresso delle chiese; trasmettevano gli
ordini del Vescovo alle donne; curavano le povere, le ammalate, le
carcerate.

Gli eretici nestoriani (5) dettero alle diaconesse il permesso di
distribuire l'Eucarestia, ma la Chiesa di Roma no.

I Diaconi

Il diaconato maschile è certamente un sacramento (6), ossia il primo gradino
del sacramento dell'Ordine sacro (il sacerdozio è il secondo gradino e
l'episcopato
il terzo).

Il Concilio di Trento (DB, 963) ha dichiarato infallibilmente: "se qualcuno
afferma che l'Ordine non è un sacramento sia scomunicato". Per quanto
riguarda il diaconato il CIC (1917, can. 108, § 3) insegna che "per divina
istituzione la sacra gerarchia quanto all'Ordine consta di Vescovi,
sacerdoti e diaconi" e Pio XII (Sacramentum ordinis, 30 novembre 1947, in
AAS, 40, 1948, p. 6) ribadisce che il diaconato fa parte del sacramento
dell'Ordine
assieme al sacerdozio e all'episcopato.

Mons. Antonio Piolanti scrive che il diaconato, in quanto parte della
gerarchia, è di diritto divino e perciò deve essere stato istituito da
Nostro Signore Gesù Cristo (I Sacramenti, Roma, Coletti, 1959, p. 676).
Sempre Piolanti scrive che "la gerarchia di Ordine subito dopo la
Pentecoste appare costituita di tre gradi: l'episcopato, il sacerdozio e il
diaconato, essi sono Ordini per istituzione divina (cfr. Conc. di Trento,
sess. 23, can. 6). Solo più tardi (IV-V secolo) la Chiesa aggiunse quattro
gradi inferiori (accolito, esorcista, lettore, ostiario) che sono di origine
ecclesiastica. [.]. L'Ordine viene conferito mediante il sacramento
dell'Ordine
sacro, mentre la giurisdizione viene data con la missione canonica, che
deriva dal Papa. Ordine e giurisdizione sono in mutuo rapporto perché la
giurisdizione suppone l'Ordine e viceversa l'esercizio dell'Ordine è diretto
dalla giurisdizione" (7) (Dizionario di Teologia Dommatica, Roma, Studium,
IV ed., 1957, p. 294, voce Ordine).

I cardinali Francesco Roberti e Pietro Palazzini nel loro Dizionario di
Teologia Morale (Roma, Studium, IV ed., 1968, II vol., p 1145 ss.) scrivono
che "il rito del conferimento dell'episcopato, del presbiterato e del
diaconato è indubbiamente un sacramento. [.]. Chi ammette l'istituzione
divina di questi ordini, deve tenere anche l'indole sacramentale del rito
del conferimento di essi. [.]. Per la validità dell'ordinazione si richiede
che l'ordinando sia di sesso maschile, battezzato".

In breve, è di fede che l'Ordine è un sacramento; i tre ordini maggiori
(diaconato, sacerdozio e episcopato) sono sacramenti o, meglio, sono i tre
gradini dell'unico sacramento dell'Ordine; mentre i quattro ordini minori
(lettorato (8), ostiariato (9), accolitato (10), esorcistato (11)) e il
suddiaconato (12) sono sacramentali (sentenza più comune).

Pio XII nella Costituzione Sacramentum Ordinis del 1947 favorisce la tesi
secondo cui solo i tre Ordini maggiori sono sacramenti poiché parla
unicamente di questi tre (DB 3001). Per quanto riguarda il diaconato è
sentenza certa che è il grado più basso dell'Ordine sacramentale, ma non è
definito de fide (L. Ott, Compendio di Teologia Dogmatica, Torino, Marietti,
IV ed. 1969, p. 751).

L'istituzione del diaconato e le sue funzioni

Nei Vangeli il nome diacono ricorre otto volte con il significato di
inserviente, ma nel senso teologico odierno, ossia come partecipe del
sacramento dell'Ordine, si trova attestato in San Paolo (cfr.Phil., I, 1; 1
Tim., III, 8-12).

L'istituzione del diaconato la troviamo negli Atti degli Apostoli (VI, 3-6).
Gli Apostoli affidarono il compito di distribuire i sussidi ai bisognosi ai
diaconi e, fatta orazione, imposero loro le mani. In questa cerimonia la
Tradizione vede un atto veramente sacramentale. Infatti il disbrigo delle
attività assistenziali non esauriva tutta l'attività dei diaconi: essi erano
anche aiutanti degli Apostoli. Stefano e Filippo evangelizzavano (VI, 8 ss.;
VIII, 5; XXVI, 40), Filippo battezzava anche (VIII, 12 ss.). "Dai documenti
della Chiesa nascente si rileva che, fin dall'età apostolica, dappertutto
era costituita la gerarchia con il triplice grado episcopale, presbiterale e
diaconale, allo scopo di offrire il Sacrificio a Dio. [.]. Al vescovo e ai
presbiteri erano sottoposti i diaconi, i quali avevano delle responsabilità
pastorali. Il loro ufficio era di battezzare e di predicare (Atti degli
Apostoli, VIII, 26-40). [.]. Dall'inizio del II secolo le Chiese di Efeso,
di Magnesia, di Tralle, di Filadelfia, di Smirne avevano un episcopato
monarchico, un collegio di presbiteri e un certo numero di Diaconi: lo
attesta ampiamente S. Ignazio martire (Eph., 2, 2)" (13).

I Padri unanimemente pongono il diaconato come il primo dei tre gradi della
gerarchia dell'Ordine sacro. S. Ignazio (?110 circa) scrive: "Tutti
rispettino i diaconi come fossero Gesù Cristo, e così anche il vescovo e i
sacerdoti; senza loro non c'è la Chiesa" (Ad Trall., 3, 1).

Il rito dell'ordinazione al diaconato è descritto nel Pontificale Romano. Il
ministro è il vescovo. È questa la dottrina comune. L'ordinazione da diacono
si fa, come per il sacerdozio e l'episcopato, tramite l'imposizione delle
mani e l'orazione episcopale (cfr. Pio XII, Sacramentum ordinis, 30 novembre
1947, in AAS, 40, 1948, p. 5).

L'Ordine del diaconato dà la facoltà di esercitare alcune funzioni:
assistere il vescovo con il ministero sacro e le opere di carità;
liturgicamente i diaconi sono "ministri dei misteri di Dio" (S. Ignazio, Ad
Trall., 2, 3), possono predicare (S. Ignazio, Philad., II, 1) e distribuire
l'Eucarestia (S. Giustino, Apologia, I, 65), o meglio sono ministri
straordinari dell'Eucarestia se c'è una ragione grave e con la licenza del
vescovo del luogo (CIC, 1917, can. 845, § 2). Inoltre il diacono può
condurre il funerale in assenza del sacerdote con il permesso del parroco o
del vescovo del luogo (Decr. Authent. S. R. C., n. 3074). Il diacono può
fungere da ministro straordinario del battesimo solenne per una causa grave
e con il permesso del vescovo locale (CIC, 1917, can. 471); inoltre ha
l'obbligo
del celibato ecclesiastico (can. 1072) e della recita del breviario (can.
135).

Con Francesco I tornano le "diaconesse"

Le diaconesse erano scomparse perché erano venute meno le principali
funzioni che avevano nella Chiesa primitiva, ma nel discorso all'Unione
Internazionale delle Superiore Generali (22 maggio 2016) Francesco I ha
fatto le seguenti preoccupanti dichiarazioni (14).

1°) "Per tanti aspetti dei processi decisionali non è necessaria
l'ordinazione
sacra" (risposta, Multimedia, pagina 1).

Osserviamo: non è corretto poiché senza Ordine sacro non sussiste
giurisdizione. Mons. Antonio Piolanti scrive: "Le due gerarchie (di ordine e
di giurisdizione) sono realmente distinte, sebbene strette da mutua
relazione [.] perché la giurisdizione suppone l'Ordine e viceversa
l'esercizio
dell'Ordine è diretto dalla giurisdizione" (15).



* * *


2°) "C'è il problema della predicazione nella Celebrazione eucaristica. Non
c'è alcun problema che una donna, una religiosa o una laica, faccia la
predica nella liturgia della parola" (ossia durante la Messa),"nella
celebrazione eucaristica c'è un problema [.] non essendoci [.] l'ordinazione
delle donne, non possono presiedere (celebrare la Messa). Ma si può studiare
di più e spiegare più di questo che molto velocemente e un po' semplicemente
ho detto adesso" (risposta, Multimedia, p. 2).

Osserviamo: sarebbe questo "studio", peraltro inutile, un grave errore
carico di conseguenze negative: poiché il diaconato è il primo gradino
dell'Ordine,
se si ordinano le donne come diaconesse, con funzioni sacerdotali come i
diaconi, allora si apre immancabilmente la porta al sacerdozio femminile,
che non è mai stato ammesso nella Chiesa cattolica.


Una porta chiusa anche dal Magistero infallibile

Anche Giovanni Paolo II ha insegnato nella Lettera apostolica Ordinatio
sacerdotalis (22 maggio 1994), citando Paolo VI, che "L'ordinazione
sacerdotale [.] è stata nella Chiesa cattolica sin dall'inizio sempre
esclusivamente riservata agli uomini. [.]. Nelle Sacre Scritture Cristo
sempre scelse i suoi Apostoli soltanto fra gli uomini; la pratica costante
della Chiesa ha imitato Gesù nello scegliere soltanto uomini; e il suo
Magistero vivente ha coerentemente definito che l'esclusione delle donne
dal sacerdozio è in armonia col piano divino per la sua Chiesa" (16). Poi
Giovanni Paolo II prosegue citando ancora Paolo VI: "la ragione vera
dell'esclusione
delle donne dal sacerdozio è che Cristo, dando alla Chiesa la sua
fondamentale costituzione seguìta sempre dalla Tradizione della Chiesa
stessa, ha stabilito così" (17). Quindi Giovanni Paolo II puntualizza: "il
fatto che Maria Santissima, Madre di Dio e della Chiesa, non abbia ricevuto
la missione propria degli Apostoli né il sacerdozio ministeriale mostra
chiaramente che la non ammissione delle donne all'ordinazione sacerdotale
non può significare una loro minore dignità" (18). Giovanni Paolo II poi
osserva che, "benché la dottrina circa l'ordinazione sacerdotale da
riservarsi solo agli uomini sia conservata dalla Tradizione costante e
universale [e quindi infallibile e irreformabile, ndr] della Chiesa e sia
insegnata con fermezza dal Magistero, tuttavia nel nostro tempo la si
ritiene discutibile, o anche si attribuisce alla decisione di non ammettere
le donne al sacerdozio un valore puramente disciplinare" (19). Perciò così
conclude la sua Lettera apostolica: "al fine di togliere ogni dubbio su di
una questione così importante, che attiene alla stessa divina costituzione
della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, definisco
che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne
l'ordinazione
sacerdotale e che questo deve essere tenuto in modo definitivo da tutti i
fedeli della Chiesa" (20).
Da notare che il Papa ha impegnato l'infallibilità in questa Lettera
apostolica poiché ha parlato come supremo Pastore, a tutta la Chiesa, in
materia di fede e di morale, ha definito e obbligato a credere. Quindi la
sua Lettera apostolica è, anche in se stessa, infallibile e irreformabile;
secondo quanto ha stabilito il Concilio Vaticano I (DB, 1839). Sulle
condizioni per impegnare l'infallibilità si veda A. Piolanti, Dizionario di
Teologia Dommatica (Roma, Studium, IV edizione, 1957, p. 215,
voceInfallibilità pontificia (21).
Ma torniamo ora alle dichiarazioni di Francesco I.


* * *


3°) "Nei tempi antichi c'erano alcune diaconesse. Ma che cosa sono queste
diaconesse? Avevano l'Ordinazione o no? Ne parla il Concilio di Calcedonia,
ma è un po' oscuro" (risposta alla seconda domanda, Multimedia, p. 3).

Osserviamo: il Concilio di Calcedonia (senza tacere degli altri) è invece
molto chiaro: le diaconesse non hanno mai avuto il potere d'Ordine. Veniva
conferita loro solo una benedizione speciale da parte del vescovo (cfr. S.
Ippolito, Traditio apostolica;ConstitutionesApostolorum, 8, 19), che era un
sacramentale e non un sacramento (Concilio di Nicea I, canone 19).



* * *


4°) "La Chiesa è donna" (risposta alla terza domanda, Multimedia, p. 5).

Osserviamo: la Chiesa è una società soprannaturale e spirituale, è il Corpo
Mistico di Cristo, non è un ente di sesso femminile. Questa risposta di
Francesco I è una frase poco seria e molto infelice, che tuttavia piace
all'uomo
moderno incapace di serietà.


Il modernismo al suo parossismo

L'intervista di Francesco I è di una gravità enorme perché apre la porta al
sacerdozio femminile. Infatti col suo abituale modo di dire e non dire egli
fa capire che le donne potrebbero ricevere l'Ordine sacro del diaconato e
quindi implicitamente quello del sacerdozio e anche dell'episcopato.

Ora, se il Papa non ha su questa terra nessuna autorità superiore, tuttavia
il suo insegnamento e la sua prassi sono limitate dal diritto divino, che
non può neppure da lui essere violato.

Già Paolo VI aprì le porte al diaconato maschile sposato, mentre la Chiesa
contempla il celibato ecclesiastico (22) anche per i diaconi e per diritto
divino non ammette il sacerdozio femminile e quindi neppure il diaconato
femminile. Queste "aperture" tendono chiaramente a cambiare la struttura
della Chiesa quale Gesù l'ha voluta e fondata.

Probabilmente la Commissione che nominerà Francesco I per studiare il
problema (già risolto da duemila anni) del diaconato femminile incontrerà
una forte opposizione tra i cardinali e i Vescovi, come è successo per
l'Esortazione
Amoris laetitia (19 marzo 2016). Il cardinale Müller, Prefetto della
Congregazione per la dottrina della fede, ha dichiarato che
quest'Esortazione
lede gravemente tre sacramenti: la confessione, l'eucarestia e il
matrimonio, poiché ritiene lecito amministrare i sacramenti ai divorziati
risposati e impenitenti. Tuttavia Francesco I non si è lasciato smuovere e
ha tirato dritto.

Con Francesco I siamo arrivati al parossismo del modernismo e allo spirito
del Vaticano III come volevano Hans Kung, Karl Rahner, Edward Shilleebeckx.
Dopo la comunione ai divorziati risposati, ecco il diaconato femminile,
ancora da studiare, si dice, ma già si intravede - come è successo per il
Sinodo sulla famiglia e l'Esortazione Amoris laetitia - che tutto andrà
secondo il pensiero di Francesco I.

Oramai la confusione all'interno della Chiesa è talmente grave che solo un
intervento divino potrà rimettere l'ordine dove è stato introdotto tanto
disordine.


NOTE

1 - F. Oppenheim, in Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, 1950, vol.
IV, col. 1520, voceDiaconessa.
2 - Ibidem, col. 1521
3 - Cfr. San Tommaso, S. Th., II-II, q. 39, a. 3; E. Ruffini, La gerarchia
della Chiesa negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere di San Paolo, Roma,
1921; L. Billot, De Ecclesia Christi, Roma, 1927; A. Ottaviani,
Institutiones Juris Publici Ecclesiastici, Roma, 1936; A. Vellico, De
Ecclesia, Roma 1940, pp. 549-603. P. Gasparri, Tractatus canonicus de sacra
Ordinatione, Parigi, 1893; F. M. Cappello, De Ordine, Torino, 1947.
4 - Ancora oggi nelle chiese orientali il battesimo si fa per immersione e
senza vestiti addosso anche per gli adulti.
5 - Il nestorianesimo è un'eresia del V secolo, che rompeva l'unità di Gesù
Cristo, ponendo in Lui due persone, l'una umana e l'altra divina, come
entità reali e a sé stanti unite solo accidentalmente. Cristo uomo e il
Verbo divino sono per i nestoriani due soggetti realmente distinti, che
formano una sola cosa accidentalmente, come il cavallo e il cavaliere. Il
caporione di questa setta fu Nestorio (381-451), patriarca di
Costantinopoli, il quale negava pure che la Madonna fosse vera madre di Dio
poiché per lui era solo madre di Cristo come uomo. Nestorio fu condannato
dal Concilio di Efeso (431).
6 - Cfr. P. Palazzini, in Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, 1950,
vol. IV, col. 1535, voceDiacono.
7 - Perciò se si concedesse, per assurdo, il diaconato sacramento alle donne
esse entrerebbero a far parte della gerarchia, sarebbero "chierici" e non
più laici e potrebbero <SDFJKLòà
0icevere anche il sacerdozio e l'episcopato. Ma tutto ciò è contrario alla
costituzione divina della Chiesa.
8 - In San Giustino (100-165 circa) si trova il primo cenno al lettorato (1
Apol., 67, 3-4). Cfr. P. Alonzo, I riti della Chiesa, Roma, 1946, III
volume.
9 - Con S. Giustino si hanno le prime notizie sull'esorcistato (1 Apol. 67,
3-4). Cfr. Ph. Oppenheim, Sacramentum Ordinis secundum Pontificale Romanum,
Roma, 1946.
10 - Si hanno i primi cenni sull'accolitato con papa Cornelio nella sua
Epistola a Fabio, vescovo di Antiochia del 251. Cfr. J. Tixeront, L'ordine e
le ordinazioni, Brescia, 1939.
11 - La prima testimonianza sui quattro Ordini minori si ha nella Lettera
scritta nel 251 da papa San Cornelio a Fabio di Antiochia. In Oriente
trattano degli Ordini minori le Constitutiones apostolicae(Lib. 2, cap. 23,
3), il Concilio di Laodicea del 371 (canone 24) e il Concilio Trullano (anno
692). In Cornelio papa (304-384 circa) si hanno notizie sull'esorcistato
(Epist. ad Fabianum Anthioch., PL, 3, 768). Cfr. P. Alfonzo, I riti della
Chiesa, Roma, 1946, III volume e vol. IV, pp. 74-80.
12 - Il primo accenno al suddiaconato risale all'inizio del III secolo
(Traditio apostolica, 14), poi nell'epistolario di San Cipriano e nella
Lettera di San Cornelio a San Fabio di Antiochia (anno 251). In Oriente il
suddiaconato è menzionato per la prima volta alla fine del III secolo, nella
Didascalia degli Apostoli (IX, 34, 3), poi nei Canoni degli Apostoli (canone
42-43) ed infine nel Concilio di Antiochia del 431 (canone 10). Cfr. P. de
Puniet, Le Pontifical Romain. Histoire et commentaire, Parigi, 1930, vol. I,
pp. 349-462; J. Tixeront, L'Ordine e le ordinazioni sacre, tr. it., Brescia,
1939, pp. 87-89.
13 - A. Piolanti, I Sacramenti, Città del Vaticano, LEV,1990, p. 480-481.
14 - Cfr. Multimedia.
15 - Dizionario di Teologia Dommatica, Roma, Studium, IV ed., 1957, p. 173.
16 - Paolo VI, Rescritto alla Lettera di F. D. Cogan,, sul ministero
sacerdotale delle donne, 30 Novembre 1975, p. 599-600.
17 - Ibidem, p. 100.
18 - Giovanni Paolo II, Ordinatio sacerdotalis, § 3, 22 maggio 1994.
19 - Giovanni Paolo II, Ordinatio sacerdotalis, § 4, 22 maggio 1994.
20 - Giovanni Paolo II, Ordinatio sacerdotalis, §4.
21 - La prima condizione per l'infallibilità del magistero è 1°) che il Papa
parli come Pastore e Maestro di tutta la Chiesa; 2°) su questioni di fede o
di morale; 3°) che voglia definire e 4°) obbligare a credere. Queste quattro
condizioni le troviamo nella Ordinatio sacerdotalis e quindi essa è
infallibile e irreformabile.
22 - Si può leggere su questo tema il bel libro del cardinale Alfonso Maria
Stickler, Il celibato ecclesiastico, Città del Vaticano, LEV, 1996.






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